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olio su tela, cm. 85 x 141
Provenienza: Donazione Sellechy, 1962
Proprietà: Comune di Chieti
Derivazione dal dipinto di G. Zais Paesaggio con fiume, ponte e armenti (Venezia, Gallerie dell'Accademia) sul quale il nostro pittore opera numerose modifiche. Innanzitutto, come nel pendant, il pittore allontana il punto di vista, e quindi amplia leggermente il primissimo piano. Modifica l'atteggiamento e il numero delle figurine, spesso dando loro gesti più decisi e più espliciti, quasi a voler vivacizzare ciò che nell'originale era più pacato. È cambiata la città, vi sono torri dove prima vi erano rovine, le cupole si fanno più alte e più strette, il campanile da nettamente veneziano diviene un campanile senza patria ed anche la chiesa accanto a cui sorge cambia fisionomia e prende un'abside semicircolare laddove vi era una facciata. Le case rurali, che nello Zais occupano l'orizzonte tra la rupe su cui sorge la città ed un rudere da cui si diparte il ponte che unisce la città alla campagna, sono divenute una città a loro volta con tanto di torri e campanili, su cui incombe la massa di una montagna, appena accennata nello Zais. Anche le case ed il paesaggio a destra in alto sono stati variati. In questa zona nello Zais vi sono solo due piani, due collinette basse su cui si elevano case coloniche; nel nostro i piani sono quattro, le case in secondo piano sono state modificate, e gli ultimi due piani sono definiti da un giogo di monti del tutto nuovo.
È cambiata la roccia chiara che si erge dal fiume, diventando più compatta, meno raffinatamente articolata, e l'albero, al centro della composizione, da leggermente inclinato verso sinistra assume una netta curvatura ad esse nella parte inferiore per poi svettare perfettamente verticale. Lo slontanamento operato dal nostro ignoto pittore fa anche sì che la macchia arborea posta dietro la casetta sull isolotto, che nello Zais era alta e folta a coprire parte delle mura della città, appaia poco più che un cespuglio. I due dipinti, che non possono essere ascritti a scuola veneta, sembrano essere di mano di un autore di cultura settecentesca napoletana che ha rielaborato i motivi veneti attraverso la conoscenza della pittura dei paesaggisti Martoriello e Pagano, soprattutto nella fattura degli alberi, mentre le case rammentano quelle dipinte da Nicola Viso. Inedito.
DELOGU, 1930, PP. 137-144; MOSCHINI-MARCONI, 1970, P. 121 n. 262 P. 122, n. 263; NEPI Scirè, VALCANOVER, 1985, P. 186, nn. 325-326; SPINOSA, 1986. |
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