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affresco, cm. 178 x 136 1480 circa
Provenienza: Chieti,Chiesa di S. Domenico
Proprietà: Provincia di Chieti
Il pannello in origine comprendeva almeno quattro scene disposte su due registri, due delle quali allo stato attuale ridotte a frammenti: il dipinto illustra un miracolo postumo di S. Giacomo, la liberazione di un giovane pellegrino in viaggio con i genitori verso Compostella (Kaftal, 1965 (rist. an. 1988), coll. 581-584) . Gli episodi si svolgono all'interno di un edificio, in ambienti con soffitti a cassettoni e pavimenti a scacchiera, definiti da una cornice a finestra. Nel primo registro a sinistra è illustrato l'episodio della cameriera che, innamoratasi del giovane pellegrino, respinta, si vendica nascondendogli nella sacca una tazza d'argento. Il giovane volge le spalle ad una figura, di cui resta solo una mano, che gli mette di nascosto un oggetto nella borsa. A destra il giudizio e la condanna: il pellegrino, con le mani legate, viene condotto davanti al magistrato assiso su un trono - di cui è perduta la parte inferiore; al giudizio assiste una folla numerosa, schematizzata da una fitta sequenza di teste. Nel secondo registro a sinistra il pellegrino, impiccato, è sostenuto per i piedi da S. Giacomo che lo mantiene in vita: si conserva solo la metà del corpo del giovane appeso alla forca e la figura di S. Giacomo seduto. A destra i genitori, tornati dal pellegrinaggio a Santiago, si presentano dal giudice per perorare l'innocenza del figlio; il magistrato è disposto a credere ad essi solo se il gallo e la gallina che gli stanno per essere serviti, tornassero in vita. Il riquadro raffigura il giudice, seduto ad una tavola in compagnia di altri due personaggi, che osserva sbalordito i due volatili vivi, mentre i genitori indicano il figlio, ormai libero.
L'affresco presenta a destra una decorazione a grottesche, perfettamente identica a quella che compare nel dipinto con la Vergine e S. Giacomo; le affinità stilistiche, tipologiche e di esecuzione che accomunano i due pannelli attestano, altresì, la provenienza da un comune complesso pittorico, situato con buona probabilità in una delle cappelle della chiesa di S. Domenico di Chieti. Il dipinto è menzionato fugacemente dal Van Marle (1934, XV, p. 240). Per le considerazioni di natura stilistica e per la datazione vale quanto osservato nella scheda n. I.7, relativa alla Madonna con il Bambino e a S. Giacomo. L'affresco mostra ampie lacune nel registro superiore a sinistra, a destra e al centro; estese le cadute di colore e le svelature che interessano ampi tratti della superficie pittorica, cosicché in talune parti - specie nei volti - resta unicamente il disegno preparatorio.
VAN MARLE, 1934, XV, P. 240; KAFTAL, 1965 (rist. an. 1986), coll. 581-584.
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