IL MUSEO PAOLO BARRASSO

 
 
 

CENTRO VISITATORI
DELLA RISERVA NATURALE
VALLE DELL'ORFENTO
PAOLO BARRASSO

 
 


 
 

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SOMMARIO

 
 

INFORMAZIONI

 
 

IL MUSEO

 
 

SEZIONE NATURALISTICA

 
 

PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

 
 

VALLE DELL'ORFENTO

 
 

LAMA BIANCA

 
 

FARA SAN MARTINO

 
 

FEUDO UGNI

 
 

PROGETTO LONTRA

 
 

PROGETTO ORSO

 
 

PROGETTO ASTORE

 
 

MONTE ROTONDO

 
 

BANCA GENETICA DEL LUPO

 
 

SEZIONE ARCHEOLOGICA

 
 

 

 
 

NOTE EDITORIALI

 
 

 

 
 
 
 

NOTE INFORMATIVE

 
 
 
     
 

L'ALLESTIMENTO MUSEALE

 
     
     
 

 

 
 

e-mail:barrasso@muvi.ws

 



   
IL MUSEO NATURALISTICO - ARCHEOLOGICO


Il Centro Visitatori "Paolo Barrasso" è nato nel 1986 su iniziativa del Corpo Forestale dello Stato con lo scopo di illustrare alcuni degli aspetti più significativi della Majella. All'interno del Centro, oltre ad un Punto Informazioni Turistiche ed al Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato, é presente il Museo Naturalistico-Archeologico intitolato a "Paolo Barrasso", rimpianto biologo del Corpo Forestale.

Nel Museo sono ricostruiti i diversi ambienti che caratterizzano la Majella: dai vasti pianori di alta quota alla mugheta, dalla estesa faggeta al querceto. Sono inoltre presenti la sezione geologica, archeologica e quella dedicata al Progetto Lontra. La struttura è un utile punto di riferimento per il turismo naturalistico all'interno del Parco Nazionale della Majella. É infatti sede di numerose attività di didattica ambientale e costituisce un importante punto di riferimento per la ricerca scientifica.

Il Centro Studi è provvisto di una sala conferenze ed è dotato di una aggiornata biblioteca, videoteca, diateca e laboratorio scientifico.



Il plastico del massiccio della Majella

Il plastico mostra il massiccio della Majella e la catena del Morrone evidenziando le cime più alte, i paesi del fondovalle e le principali vie di comunicazione. Una ricostruzione minuziosa (nei limiti della scala adottata) molto utile al visitatore che riesce così ad avere un quadro d'insieme del Parco Nazionale della Majella.



La sezione geologica

La sezione racconta la storia geologica della Majella, da 140 milioni di anni fa ad oggi, attraverso una attenta lettura della roccia che compone la montagna e dei fossili in essa contenuti.



Il progetto lontra

Il Centro Visitatori della Riserva Naturale Valle dell'Orfento é sede di un importante centro di allevamento della lontra europea voluto e promosso dal Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con altri gruppi di lavoro.

Le lontre tenute in condizioni di semi - cattività costituiscono un serbatoio per eventuali reintroduzioni o ripopolamenti futuri. In Italia la possibilità di osservare la lontra in natura é purtroppo oggi inesistente, a causa della sua forte rarefazione sull'intero territorio nazionale.

Tra le varie azioni che il Corpo Forestale ha intrapreso a favore della conservazione e tutela della specie troviamo quindi la divulgazione, nella ferma convinzione che prima di qualsiasi ulteriore passo é oggi necessario conoscere questo mustelide, poco noto ai più.

In quest'ottica é stato aperto un recinto didattico dove é possibile osservare una coppia di lontre durante le loro naturali attività. Al recinto si accede solo accompagnati da personale preposto in gruppi di massimo 20 unità (é necessario prenotarsi ed é vietato l'uso di macchine fotografiche).



GLI AMBIENTI DELLA MAJELLA


La mugheta

Specie particolarmente diffusa sulle Alpi, il pino mugo, molto raro viceversa per l'Appennino, trova proprio sulla Majella la sua massima espressione. Qui la specie è protetta dal 1979 ed è considerata un "relitto" glaciale. La flessibilità dei rami, lo stato arboreo e la forte ramificazione delle radici testimoniano l'adattamento del pino alle alte quote (1.800 - 2300/2400 metri s.l.m.), dove forma barriere spesso invalicabili ed assolve all'importante ruolo di ancorare il terreno, prevenendo così azioni di dissesto determinate dall'acqua.

Le rupi

Strapiombi, forre, lisce bancate calcaree e precipizi dominano completamente la Riserva Naturale della Valle dell'Orfento costituendone una delle ricchezze più suggestive oltre che la testimonianza più evidente dei grandiosi fenomeni naturali che ne hanno determinato la struttura e plasmato l'aspetto. Così le rupi, lisce come il marmo o ruvide e frastagliate, si alternano a volte a ricche terrazze erbose, come nell'alta valle , a volte emergono dal fitto della foresta, come in Rava dell'Avellana o sono circondate da aridi e assolati pascoli come a Decontra.
Gli sbalzi termici, l'altitudine, l'esposizione al sole, l'acqua che stilla lungo le pareti rocciose creano un ambiente che condiziona fortemente le specie vegetali che vi si insediano e che, spesso, sono adattate in modo così esclusivo a certe situazioni da essere molto rare e localizzate.

Molti sono poi gli animali, specialmente gli uccelli, che trovano rifugio sulle pareti a picco aggiungendo alla bellezza dell'aspro paesaggio una nota di vita particolarmente preziosa in quanto alcuni di essi, ormai rari, trovano negli ambienti come quello della Riserva Naturale una delle loro ultime oasi.

La faggeta

La teca dedicata alla faggeta illustra lo stretto rapporto che si è instaurato nel tempo tra uomo e bosco. Fino al dopoguerra la risorsa bosco ha infatti costituito uno dei cardini dell'economia delle popolazioni montane di queste vallate. Anche oggi il bosco fornisce, nelle zone gravate da uso civico, una fonte di reddito per i locali, ma i tagli, effettuati sotto lo stretto controllo del Corpo Forestale dello Stato, incidono in modo più naturale sull'ambiente.


Altopiani della Majella

Quello che a prima vista sembra un deserto è forse uno degli ambienti più importanti di tutto l'Appennino. Questo esteso tavolato breccioso, infatti, si erge costantemente al di sopra dei 2.400 metri di quota con condizioni di vita quasi estreme: fortissimi sbalzi termici sia in estate che in inverno, elevata permeabilità del terreno che, nonostante le piogge e l'innevamento, é praticamente arido, venti di notevole forza, raggi ultravioletti molto intensi, breve durata della "buona" stagione. Riflessi sugli organismi che vivono a queste quote sono evidenti, la vegetazione diviene rada ed alcune specie crescono con la caratteristica forma a cuscinetto (pulvino), come difesa dal freddo e dall'aridità, le fioriture sono brevi e intense mentre in alcuni insetti si osserva una regressione nella dimensione delle ali che evita loro di essere trascinati via dai forti venti. In questo ambiente così particolare ritroviamo, quindi, specie tra le più interessanti dell'Appennino in quanto endemismi a volte specifici della Majella o specie autoctone sopravvissute come relitti alle ultime glaciazioni quaternarie.
   

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