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Sala IX - Divisa da Generale Onorario
Archivio Museo Casa Natale
di Gabriele d'Annunzio |
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Questa stanza era in origine destinata a soggiorno; oggi ospita
cimeli relativi ad uno degli aspetti che hanno caratterizzato
un'importante fase della vita di d'Annunzio, quella legata alla
Prima Guerra Mondiale. Quando, nel 1914, scoppia la Grande Guerra, il Poeta si immerge
totalmente in un'appassionata campagna interventista sulla stampa
francese e italiana. Vuole vedere la guerra da vicino recandosi,
come giornalista, al fronte francese, poi, nel 1915, rientra in
Italia per tenere il discorso ufficiale dell'inaugurazione, a
Quarto, del monumento alla spedizione dei Mille, che si trasforma in
una grande manifestazione interventista.
Assunto in seguito in servizio attivo come ufficiale, a 52 anni,
parte per il fronte adriatico come Tenente dei Lancieri di Novara e partecipa ad azioni di guerra terrestri, navali e specialmente
aeree, dimostrando sempre coraggio e sprezzo del pericolo e della
stessa morte.
Alcuni pannelli didattici rievocano i principali episodi nei quali
il "Poeta-soldato" si distinse per impegno politico e militare:
dall'orazione di Quarto per la Sagra dei Mille, al volo su Trieste, in cui perse l'uso dell'occhio destro per un ammaraggio di fortuna,
all'impresa ricordata come la Beffa di Buccari (1) e al volo su Vienna (2).
Viene quindi ricordato il suo impegno a favore dei diritti della
Dalmazia, che lo porta a prendere il comando di un piccolo esercito di
volontari e a liberare temporaneamente Fiume per ottenere l'annessione
all'Italia.
In vetrina sono esposte due divise, personalizzate dal Poeta,
da Generale Onorario di Divisione aerea, con i tre distintivi relativi alle promozioni per meriti di
guerra e, alla parete, sono raccolte le fotografie originali dell'orazione
di Quarto. In una bacheca sono conservati i berretti delle divise
da Tenente Colonnello e da Maggiore dei Lancieri di Novara.
Un pannello è dedicato al Vittoriale, il luogo dove d'Annunzio
trascorse l'ultimo capitolo della sua vita (3).
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(1) La Beffa di Buccari. Il progetto prevedeva un'incursione di
tre motosiluranti nella baia di Buccari, nei pressi di Fiume,
dove si trovavano ormeggiate navi da guerra austriache. Le tre
imbarcazioni, ribattezzate da d'Annunzio MAS (Memento audere semper),
partirono il 10 febbraio 1918 dalla base di Venezia; a notte arrivarono
in vista della costa italiana e si inoltrarono nel golfo di Fiume
fino all'imboccatura di Buccari. Furono quindi sganciati i siluri,
mentre il Poeta gettava in mare un messaggio sigillato in tre
bottiglie, in segno di sfida alla "cautissima flotta austriaca
occupata a covare senza fine la gloriuzza di Lissa". Pur non sortendo
l'impresa alcun esito dal punto di vista militare, il risultato
propagandistico fu però considerevole.
(2) Il volo su Vienna. Più che una vera e propria azione militare,
il volo su Vienna, come altre imprese di d'Annunzio, fu un atto
dimostrativo di propaganda.
Dopo essere stato nominato Comandante della 1^ Squadriglia Navale
Aerosiluranti "Serenissima", il 9 agosto 1918 decollò con undici
aeroplani dal campo di S. Pelagio, presso Padova. Sette di essi
raggiunsero Vienna e d'Annunzio fece lanciare pacchi di volantini
stampati in 5.000 copie che recavano un suo messaggio inneggiante
alla libertà e all'Italia. Nel viaggio di ritorno gli apparecchi
attraversarono indisturbati il territorio austriaco e giunsero
al campo di partenza dopo aver sorvolato Venezia sulla quale il
Poeta lasciò cadere un breve messaggio con l'annuncio del compimento
dell'impresa. L'impressione fu enorme in tutto il mondo e la stampa
internazionale ne fece un'esaltazione con toni da leggenda. D'Annunzio
fu premiato con una medaglia d'oro e fu promosso tenente colonnello.
Ottant'anni dopo, il 9 agosto 1998, la stessa impresa è stata
rievocata con una manifestazione che ha visto 14 velivoli partire
alla volta di Vienna per lanciare dei manifestini inneggianti
all'Europa unita.
(3) Il Vittoriale. Dopo un breve soggiorno a Venezia, nel 1921 d'Annunzio
si trasferisce a Gardone Riviera, nella tenuta di Cargnacco, appartenuta
allo storico d'arte austriaco Henry Thode, imparentato mediante
la moglie con Liszt e Wagner, confiscatagli dallo Stato allo scoppio
del primo conflitto mondiale. "Dopo tanto rumore,
dopo tanta
guerra" il Poeta è ormai "avido di silenzio
e di pace" e qui
egli decide di ritirarsi definitivamente.
Il nucleo principale di quello che poi sarà il complesso monumentale
del Vittoriale degli Italiani, che d'Annunzio donerà allo Stato
nel 1923, è costituito dalla casa settecentesca del Thode, denominata
Prioria. L'architetto incaricato della ristrutturazione è Giancarlo
Maroni, che stringerà con lui un rapporto di profonda amicizia,
ma anche di complicità, rispetto, dedizione. Il Maroni diventerà
quasi un suo alter ego, il prolungamento della sua mente, il suo
factotum: non farà altro che dare forma ai desideri del Poeta,
interpretare il suo pensiero ed il suo gusto. Egli procede ad
una ristrutturazione di tutta l'area cercando di adattare ed intonare
le opere all'ambiente, intendendo l'architettura come cornice
della natura. Dopo la Prioria, nel 1926 lo Schifamondo, palazzo-mausoleo
voluto da d'Annunzio per isolarsi e allontanarsi dal mondo, e
poi la tolda della nave Puglia, l'ambiente che ospiterà il MAS,
il teatro. D'Annunzio tuttavia, pur sempre più ottemperando alla
sua fede nel mondo dei sensi, in questa specie di lussuoso e malinconico
romitaggio, non smetterà di scrivere: sono di questi anni il Notturno,
le Faville del maglio, le Cento e cento e cento e cento pagine
del libro segreto, una sorta di autoritratto spirituale, e Teneo
te Africa.
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