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Cattedrale di San Cetteo
Progetto di Cesare Bazzani per la nuova chiesa.
Archivio Museo Casa Natale
di Gabriele d'Annunzio |
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Mio diletto fratello,
ho vissuto giorni di strazio e di allegrezza, col cuore gonfio
di ricordi, ospitando nel Vittoriale degli Italiani la buona Marietta;
che è veramente un raro esempio di carità e di fedeltà. La mia
Madre ammirabile era presente. E Voi sapete che non mai mi fu
tanto vicina quanto dal giorno del suo transito. La Vostra lettera
fraterna ha inalzato il mio cuore. Sursum... E Voi avete il mio
pienissimo consentimento.
Edificheremo la nuova chiesa al Patrono antico; e voglio che le
sacre ossa di mia Madre sieno traslatate e custodite in una cappella
che io disegnerò e ornerò votivamente.
Questa è condizione assoluta perché io promuova e soccorra l'opera.
E fin da ora offro, come cittadino, centomila lire in quattro
rate. E penso che questa non è se non una prima offerta. Terminato
il periodo delle Feste, per me angoscioso, Vi pregherò di venire
al Vittoriale; e schiettamente parleremo, e suggelleremo l'accordo.
Voi v'incontrerete col più animoso e col più generoso degli uomini,
che tutti gli umili e i semplici di cuore amano.
Dono alla nuova Chiesa una grande pala d'altare, attibuita al
Guercino, imagine di Santo Francescho. Ecco due croci per Voi,
una di malinconiose ametiste e una di oro nero.
Salutate per me tutti i Vostri parrocchiani. E lasciate che io
Vi abbracci.
Il Vittoriale 15.XII.1929
Gabriele d'Annunzio. |
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| (lettera a Don Brandano, 1929) |
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Con l'istituzione, nel 1927, della nuova provincia di Pescara
si ebbe un notevole incremento di iniziative rivolte alla creazione
di strutture adeguate alla nuova realtà della città; è in quest'ambito
che si inserisce la storia della edificazione della Cattedrale
di S. Cetteo, legata alla figura e alla volontà di Don Pasquale Brandano. Questi, chiamato a reggerla nel 1929, si assunse l'impegno di
dotare Pescara di una nuova chiesa, in sostituzione della vecchia
S. Cetteo. Questa sua decisione fu approvata caldamente da Gabriele
d'Annunzio, in una lettera del 15 dicembre 1929, trascritta a
lato, anche perché l'edificio era destinato ad accogliere le spoglie
della madre. La chiesa, infatti, si presentava in stato di estremo degrado:
i dati forniti, all'epoca, dal Genio Civile di Pescara rilevavano
il deterioramento delle strutture murarie, dei pavimenti e, in
particolare gravi alterazioni statiche del campanile e delle volte.
Ne seguì nel luglio del 1930, una ordinanza del Commissario Prefettizio
di Pescara che ingiunse di abbattere il Campanile, di sospendere
le funzioni nella Cappella di S. Cetteo e di chiudere la Chiesa.
L'ordinanza fu resa esecutiva, dopo il nulla-osta del Ministero
dell'Educazione Nazionale che autorizzava l'abbattimento del Campanile
e il rifacimento della volta della Cappella. L'intervento del
Ministero e della Soprintendenza all'Arte Medioevale e Moderna
degli Abruzzi e Molise si rese necessario perché la chiesa era
inserita nell'elenco degli edifici monumentali: presentava, infatti,
pur nella semplice struttura muraria, un portale in pietra rinascimentale,
di particolare interesse storico. Con la chiusura della chiesa
al pubblico, si fece più pressante l'esigenza di ricostruire integralmente
il nuovo tempio.
Due anni dopo, grazie alla volontà concorde di tutte le Autorità,
si superarono le difficoltà d'ordine burocratico. Nel febbraio
del 1932, con decreto prefettizio, il Comune di Pescara fu autorizzato
ad occupare il suolo occorrente per la costruzione del nuovo tempio,
adiacente alla vecchia chiesa di S. Cetteo, e il 27 dello stesso
mese Don Brandano alla presenza di tutta la cittadinanza e delle
Autorità, prese ufficialmente possesso del suolo, dandone immediata
comunicazione a d'Annunzio. Nel maggio successivo il Comune di
Pescara deliberava di acquistare dalla sig.ra Filomena Ricci Bucco alcuni immobili e di cederli gratuitamente all'Amministrazione
della Parrocchia, dopo la formalizzazione della compravendita,
a condizione che essi fossero destinati alla ricostruzione della
Chiesa di S. Cetteo, secondo il progetto tecnico all'uopo redatto,
e che all'atto della riedificazione si osservasse il piano di
sistemazione della zona previsto dal Comune. Nel luglio dello
stesso anno il Ministero dell'Educazione Nazionale autorizzava
la demolizione della Chiesa di S. Cetteo e del moncone del Campanile
ad essa addossato, per far posto alla costruzione della nuova
Cattedrale.
Il 2 aprile del 1933 fu posta la prima pietra, e in questa occasione
Don Brandano pubblicò un manifesto in cui ncordava che "
il nuovo
tempio di S. Cetteo
sorgerà
dove una decrepita casa che pure
ora abbiamo raso al suolo ci ricordava il luogo dove Gioacchino
Murat scrisse il proclama di Rimini". Il nuovo Tempio Nazionale
della Conciliazione dedicato, oltre che a S. Cetteo a tutti i
Santi Sommi Pontefici, fu il primo sorto in Italia a ricordo del
Concordato tra la Chiesa e lo Stato avvenimento che il papa Pio XI volle celebrare con il Giubileo Speciale di "umana Redenzione".
Il progetto del nuovo tempio fu affidato da Don Brandano all'ingegnere
Cesare Bazzani, scelta approvata pienamente da d'Annunzio, il quale suggerì
di adottare lo stile romanico abruzzese nelle linee architettoniche
della nuova chiesa: in particolare quello della chiesa di S. Maria
di Collemaggio.
La facciata monumentale a coronamento rettilineo, tutta costruita
in pietra, fiancheggiata dal corpo del Campanile da un lato e
dal battistero dall'altro, è scandita da lesene in tre parti,
ognuna delle quali presenta un portale sormontato da una finestra
circolare, corrispondenti alla suddivisione interna in tre navate.
La costruzione "a rustico" con il campanile fu terminata il 29
giugno 1934; qualche giorno più tardi, il 2 luglio, il Tempio
fu aperto al pubblico. I lavori poterono essere ultimati grazie
al contributo degli enti locali e della cittadinanza, ma soprattutto
grazie all'apporto di due milioni erogati dal Governo con Regio
Decreto del 17 settembre 1936. La costruzione del Tempio e dell'adiacente
palazzo vescovile fu portata a termine tra il '38 e il '39, non
completa ancora dei rivestimenti in marmo e con l'apporto di alcune
modifiche al progetto originario del Bazzani.
Successivamente, nel 1949, venne istituita la nuova Diocesi che
prese il nome di Penne - Pescara e solo nel 1977 la chiesa fu
consacrata Cattedrale. Don Pasquale Brandano, deceduto nel giugno
1987 a più di novant'anni, fu Abate di S. Cetteo per circa sessant'anni.
Gli è succeduto Don Giuseppe Natoli.
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Il 2 aprile 1933, primo giorno dell'Anno Santo della Redenzione,
fu posta la Prima Pietra del nuovo Tempio di S. Cetteo. Gabriele
d'Annunzio, a mezzo della Signorina Luisa Baccara e del Senatore Alfredo Felici, venuti a rappresentarlo nella
solenne cerimonia, mandò anche all'Onorevole Giacomo Acerbo, Ministro allora dell'Agricoltura e Presidente del comitato d'onore,
la seguente lettera, del 31 maggio 1933:
"Mio caro Giacomo,
non sono ancora interamente guarito. Per ciò ti scrivo breve,
ché il duro sgabello risveglia a quando a quando lo spasimo.
Nella scorsa notte quanti sogni, quanti rimpianti; che avean tutti
il sapore dolciastro o salmastro della Pescara alla sua foce.
Nella mia infanzia io fui un vero "mortaretto" d'agosto per San
Cetteo.
Come mio padre mi ha trasmesso gli ingegni e le arti del decoratore,
io tuttora lo vedo nell'atto di fabbricare le lanterne (li palluncine)
e di sospenderle in ghirlande alle nostre finestre e ai nostri
balconi. Anche l'odo recitare, non senza ilarità sottile, alcune
strofe di un inno composto da un de' miei maestri rimadore corale
"Viva la Santo Cetteo! / Viva viva lo gran Protettore! / Or noi
tutti facciamogli onore / in Pescara che è rocca di fe. / Questo
nostro è un fiume letéo? / Obliammo dei tempi l'ingiuria? / Ecco,
il tetto di Dio nell'incuria / già si crolla. Un sol gemito: Ohimé
/ Siam noi dunque un popolo reo / s'Ei ci chiede la Chiesa novella?
/ Con la pietra di Nostra Maiella / sia rifatto l'Altar, Dio mercé"
Mio padre mi chiese: "'mbè, Gabbriè, cbe ne dice di schti vierse?"
Ero lontanissimo dal sentire che nella più oscura delle mie profondità
dormissero le melodie alcyonie, ma pur risposi: "Papà, me piace
chiù schti pallunciné". E, con una allusione irriverente alla
provenienza poetica soggiunsi: "L'ha fatte nu bandiste de Fossacesie.
Ce scummetté ' "Viva lo santo Cetteo!". Ahi, ahi, era l'agosto
strepitoso del 1872 o 73. E anche in questi anni la Cbiesa di
San Cetteo era già decrepita, con le mura scrostate, col pavimento
sconnesso con i vetri rotti. Entravano la pioggia la grandine
la ràffica, ma talvolta entrava anche una rondine, e guizzava
e garriva sul ciborio come intorno al suo fresco nido. Salute
a te. Salute al beato Brandano. In Pescara ch'è rocca di fè. Il
tuo sempre Gabriele d'Annunzio." |
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Dall'alto:
1 - La chiesa di San Cetteo dopo la demolizione del campanile
(1930);
2 - L'antico campanile di San Cetto visto da Sud (1930);
3 - Interno della moderna cattedrale di San Cetto. |
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