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Sala II - S. Sebastiano
Stampa - Archivio Museo Casa Natale
di Gabriele d'Annunzio |
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"La seconda stanza è deserta, ci sono i libri della mia puerizia
e della mia adolescenza, c'è il leggio musicale del mio fratello
emigrato, c'è il ritratto di mio padre fanciullo col cardellino
posato sull'indice teso" |
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| dal "Notturno" |
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Questa stanza ospitava lo studio del padre del Poeta Francesco Paolo, del quale è esposto un ritratto realizzato nel 1851 quando aveva
13 anni, all'epoca dell'adozione (1). Di particolare interesse è un piatto giapponese di notevoli
dimensioni del periodo Meiji (secolo XIX) raffigurante un paesaggio con figure (2).
In un angolo è posto un leggio musicale, probabilmente quello
usato dal fratello Antonio, musicista, emigrato in America e ricordato nel Notturno (3).
Alle pareti sulla sinistra sono collocate delle litografie di
Ferdinando de Mattheis raffiguranti rispettivamente il Tasso all'ospedale di Sant'Anna a Ferrara e il Tasso alla corte di Francia; a desta, di ottima qualità, sono le due stampe di traduzione
del S. Sebastiano dall'opera dell'artista veneziano Marco Basaiti (1470-1530) e del S. Giovanni Battista dal dipinto di Tiziano Vecellio (1490-1576) conservato presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Anche in questa stanza motivo di particolare interesse è rappresentato
dalle decorazioni parietali a tempera.
Al centro è inserita una tela di forma esagonale, circondata da
festoni con fiori e foglie, che raffigura la Fuga di Enea da Troia in fiamme, così descritta e ricordata dal Poeta in una epistola del 17
marzo 1910, scritta da Pescara a Donatella Goloubeff: "...La stanza dove scrivo ha ne la volta l'istoria di Anchise
salvato da Enea, l'incendio di Troia. E guardo quelle figure che
empirono di strani sogni la mia infanzia" (5).
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(1) Pittore di Scuola Abruzzese, Ritratto di Francesco Paolo Rapagnetta-d'Annunzio,
seconda metà XIX sec. Francesco Paolo, padre del Poeta e figlio
di Camillo Rapagnetta e Rita Lolli, di condizione economicamente
modesta, visse dall'età di tre anni in casa degli zii Antonio
d'Annunzio e Anna Lolli, sorella di Rita, che lo adottarono ufficialmente
il 4 dicembre 1851.
(2) Manifattura tipo Satsuma, Paesaggio con figure, porcellana,
seconda metà XIX. Il piatto è di particolare pregio e presenta
misure fuor convenzione. L'ideogramma dipinto sul fondo indica
fortuna, benedizione ed augurio.
(3) Antonio d'Annunzio ebbe vocazione per la musica, ma non conseguì
un regolare diploma e, lontano dall'Italia, negli Stati Uniti,
visse dando lezioni di pianoforte e suonando in un'orchestra.
Così gli scriveva Gabriele il 20 marzo 1910: "Caro Antonuccio
dopo cinque anni sono tornato nella nostra vecchia casa e ho riveduto
la nostra mamma adorata. Non so dirti la
mia gioia e anche la mia malinconia
Ho visto con profonda commozione
il tuo ritratto - che molto mi somiglia - e quello della tua sposa
gentile e quello del tuo figlio sano e grazioso. Quante volte
sono stato tentato di venire a riabbracciarti!...La nostra vecchia
casa è immutata. Ho dormito nel tuo letto. Ho visto da per tutto
le tue memorie. La mamma non desidera se non di rivederti... Abbiamo
parlato tanto di te. Il tuo spirito musicale rifiorisce su Pescara...
Stasera si darà il primo concerto nel teatro ricostruito e ampliato,
dove speriamo di applaudire la tua Operetta..."
(4) Pittore di scuola marchigiana, Decorazione neoclassica, tempera
su muro, XIX sec. Le pareti sono decorate con motivi ispirati
al quarto stile pompeiano, finte architetture in rosso su fondo
verde, mentre il soffitto rivela una ispirazione di matrice neoclassica.
Sul fondo chiaro risalta la trama dell'ornamentazione, caratterizzata
prevalentemente da motivi di grottesche, amorini danzanti, animali,
arpie, statuine, festoni e rosette.
(5) Pittore di scuola marchigiana, La fuga di Enea da Troia in
fiamme, seconda metà del XIX sec. Il tema è tratto dal II libro
dell'Eneide di Virgilio: Enea trae in salvo da Troia che brucia
la sua famiglia: il padre Anchise, la moglie Creusa ed il figlio
Ascanio. Questo genere di tematica cominciò a diffondersi alla
fine del 600, sulla scia di quella trattata all'interno dell'Accademia,
ed ebbe maggior impulso dopo la ripresa degli scavi di Ercolano
e Pompei intorno alla metà del 700. Si avviò così la riscoperta
del mito dell'epica, in funzione di recupero della classicità
e del passato. Con la riscoperta dell'antico vengono messi in
risalto i contenuti didattici della nuova pittura di storia; le
scene tratte dall'epica sono utilizzate per le decorazioni pittoriche
dei palazzi, così come quelle d'ispirazione mitologica. Durante
il periodo napoleonico l'epica virgiliana si fa veicolo ideologico,
in quanto negli ultimi libri dell'Eneide la storia ha come teatro
il Lazio, e si celebra la grandezza di Roma, le cui origini risalgono
ad Enea. L'edizione illustrata dell'Eneide, del 1819, sarà poi
fonte d'ispirazione per la pittura a carattere storico. |
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