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Gabriele d'Annunzio
Il Poeta nella divisa di Generale
di Divisione Aerea (1926).
Archivio Museo Casa Natale
di Gabriele d'Annunzio |
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Questo ferale taedium vitae mi viene dalla necessità di sottrarmi
al fastidio - che oggi è quasi l'orrore - d'essere stato e di
essere Gabriele d'Annunzio legato all'esistenza dell'uomo e dell'artista
e dell'eroe Gabriele d'Annunzio, avvinto al passato e costretto
al futuro di essa esistenza; a certe parole dette, a certe pagine
incise, a certi atti dichiarati e compiuti: erotica heroica.
(Dal "Libro segreto")
io ho sempre vissuto contro tutto e contro tutti non soltanto
in Fiume d'Italia - affermando e confermando ed esaltando me medesimo.
Ho giocato col destino. Ho giocato con gli eventi, con le sorti,
con le sfingi e con le chimere. Il vero giocatore di baccarà o
d'altri giochi rischiosi e veloci seduto alla tavola verde ha
in sé qualcosa del mio sentimento sfrenato; che è la vera nobiltà
e la vera bellezza della mia vita lunga.
(Dal "Libro segreto")
Descrizione delle insegne principesche di Monte Nevoso:
Scudo sannitico: con il Monte Nevoso e la costellazione dell'Orsa
in argento su campo azzurro - Ornamenti dello scudo: il cordone
francescano. Elmo principesco con cercine e lambrechini dai colori
del campo e delle figure (azzurro e argento) - Corona principesca
Divisa con il motto: Immotus nec iners - Padiglione con il colmo
di ermellino. - Cortina formata dalla bandiera della Reggenza
italiana del Carnaro - Trofeo, dietro il padiglione, con le bandiere
di Fiume e della Dalmazia.
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D'Annunzio tornava a Venezia non più alla "Casetta Rossa" ma al Palazzo Barbarigo dove lo attendeva Luisa Bàccara. Quale sarebbe stata la sua dimora definitiva, ancora non lo
sapeva. Aveva anzi pensato di lasciare l'Italia e di riprendere
la via dell'esilio, forse nuovamente in Francia. Aveva chiesto
il passaporto al console francese di Trieste, fornendo i dati
anagrafici in una lettera autografa poco burocraticamente concepita:
"Gabriele d'Annunzio nato a Pescara il 12 di marzo 1863 da Francesco
d'Annunzio e da Luisa de Benedictis, professione: uomo. Statura
1,64. Fronte alta. Occhi grigi . Naso regolare. Bocca regolare.
Capelli bruni. Barba bionda. Baffi biondi. Colorito pallido. Corporatura
snella. Segni particolari: calvizie, cicatrice al polso sinistro
e al ginocchio sinistro, cecità dell'occhio destro".
Il Poeta cercava l'esilio, l'isolamento - scrive lo Spinosa - come uno dei suoi personaggi, uno dei superuomini finiti in
solitudine. Venezia non lo soddisfaceva. Non gli dava la pace
di cui aveva bisogno, stremato com'era dalle fatiche e dalle emozioni
di sedici durissimi mesi conclusisi con uno smacco clamoroso.
Improvvisamente scelse il Garda, dicendo a Tom Antongini, da lui sguinzagliato alla ricerca della nuova dimora: "Lo sento.
È là che il mio destino mi spinge". Ma il Garda non era che un'indicazione
vaga, e il suo segretario dovette setacciare la zona fino a quando
non restrinse le alternative a due edifici che si trovavano sotto
sequestro governativo come beni del nemico: Villa Köninger e Villa Cargnacco, a Gardone. Andava bene quest'ultima casa che sorgeva a mezza costa tra
i cipressi e le magnolie, e con la vista del lago dalle acque
di "malachite levigata". Era quasi una casa colonica prossima
alla rovina, che era appartenuta a un erudito tedesco, lo storico
dell'arte Henry Thode, imparentato mediante la moglie con Liszt e Wagner.
Il Poeta vi giunse nel 1921 in abiti borghesi, con cappotto, sciarpetta
e cappello floscio. Lo avevano accompagnato fin lassù, a prendere
possesso del casale, i suoi più fedeli collaboratori di Fiume,
i più alti ufficiali del Comando. Erano tanti e d'Annunzio li
invitò, per l'addio, al Grand Hotel di Gardone. Spiritualmente
egli si era già distaccato da loro e il cicaleccio della cena
lo irritò tanto da esclamare all'orecchio di Tom Antongini: "Ti
sei accorto di quanto possa essere stupida la conversazione degli
eroi?". A poco a poco egli sottopose quella casa cadente a una
radicale trasfigurazione, e Cargnacco divenne il Vittoriale in cui rinchiuse se stesso come in una fortezza inaccessibile.
Restò sempre al suo fianco Luisa Bàccara. Vecchio, deluso, "la
carne stanca", inchiodò sulla porta due cartelli di legno con
le scritte Clausura, Silentium. Forse ormai non pensava che a
dare gli ultimi ritocchi al suo mito, a fare di quella lugubre
villa il museo della sua fine. Vi si spense la sera del 1° marzo.
Nel mese di agosto 1919, proprio nei giorni in cui a Fiume si
faceva più rovente la situazione il Poeta aveva rivolto i suoi
pensieri a una pianista veneziana, Luisa Bàccara, una giovane ventisettenne dagli occhi scuri, il sorriso lucente
ma al tempo stesso malinconico ed enigmatico come quello di una
nuova Gioconda. Aveva il "viso ulivigno di piccola greca dell'Asia
Minore", il naso "scendeva dritto ed esiguo come quello della
Psiche di Napoli" la "capellatura, forte e arida doveva essere
quella delle Tiadi furenti". La sua "ossatura era musicale come
se l'avesse congegnata un bonissimo liutaio, sembrava talvolta
che i suoni fossero dati dai suoi nervi tesi e non dalle corde
percosse". Tutte "imagini" da lui dedicate alla pianista che portava
lo stesso nome di sua madre, morta un paio d'anni prima.
Il 15 marzo del 1924, - riferisce il Sodini - celebrandosi l'annessione di Fiume all'Italia, il Re aveva
conferito a Gabriele d'Annunzio, come eccezionale riconoscimento
per chi tanto aveva cooperato alla realizzata possibilità di un
più ampio confine della patria, il titolo di Principe di Montenevoso. E il bianco Lanciere che in quel bianco feudo aveva scorto soprattutto
un luogo di vedetta già da lui difeso e conservato a prezzo di
dolore, ringraziando il Sovrano, profondamente s'era allietato
per aver visto "commesso anche una volta alla sua fedeltà il posto
più pericoloso e più solitario".
È scritto nello stemma di Montenevoso, composto da Guido Marussig "Immotus nec iners" - "Fermo ma non inerte".
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1 - Sulla soglia della "Prioria" il Poeta riceve in visita il
Duce Benito Mussolini (1925);
2 - Luisa Baccara nei giardini del Vittoriale;
3 - Alcuni motti ideati dal Poeta (al centro lo stemma di Montenevoso). |
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